Sergio Maria TeutonicoPane, Senza Glutine9 mesi fa4550 Viste
Se hai fretta:
ToggleQuando preparo questo pane, non penso a un esperimento né a una ricetta complicata. È un pane che nasce da tre farine un po’ particolari, è vero, ma che lavorano insieme in modo sorprendentemente semplice.
La farina di castagne dà un tono morbido, quasi vellutato, senza rendere il pane dolce; il grano saraceno porta quella rusticità che riconosci subito al primo morso; la farina di riso fa il suo lavoro silenzioso e fondamentale, perché dà struttura a un impasto che, altrimenti, si sfalderebbe senza pietà.
Nessuna di queste farine ha glutine, perciò non c’è niente da “incordare”: è un impasto che va solo capito, assecondato, lasciato fare.
Il motivo per cui questo pane funziona è proprio questo: non pretende di somigliare al pane classico, non cerca l’alveolatura perfetta né la spinta verticale da panificio.
È un pane casalingo, morbido, umido, che si taglia a fette spesse e si mangia volentieri già mentre lo stai affettando. Ha quella consistenza che cede lentamente sotto il coltello e che rimane soffice anche il giorno dopo.
Quando lo preparo, la cucina prende un profumo leggero di castagne tostate e farina scura, un profumo che non invade ma accompagna.
Con queste farine, bisogna sapere che l’impasto sarà sempre morbido e appiccicoso.
Chi è abituato alla panificazione classica potrebbe pensare di aver sbagliato qualcosa, ma è esattamente quello che deve succedere.
Basta mescolare tutto in una ciotola, aggiungere l’acqua un po’ alla volta, lasciare che le farine si idratino bene e poi completare con sale e olio.
Non c’è nessuna tecnica complessa da seguire, niente pieghe, niente forza di gomito. È un impasto che si lavora più con la pazienza che con le mani.
Uso uno stampo da plumcake perché dà forma e sostegno, e perché questo pane cresce in larghezza più che in altezza.
Nello stampo si livella facilmente con una spatola bagnata, si copre e si lascia riposare.
La lievitazione non è spettacolare come quella del pane di grano tenero, ma si vede comunque quando l’impasto ha preso vita: si gonfia, si distende, si prepara alla cottura.
La cottura stessa è semplice, 190°C per una cinquantina di minuti, con un piccolo trucco negli ultimi minuti che consiglio sempre: togliere il pane dallo stampo e rimetterlo in forno per asciugare bene la base. Fa la differenza.
La cosa davvero importante è aspettare che si raffreddi completamente.
Lo so, è una tortura, perché il profumo invita ad assaggiarlo subito.
Ma questo è un pane ad alta idratazione, con una mollica molto umida che ha bisogno di tempo per stabilizzarsi.
Tagliarlo caldo significa rovinarlo. Tagliarlo freddo significa gustarlo al meglio.
Il sapore è equilibrato. La farina di castagne non impone una nota dolce, come molti si aspettano, ma ammorbidisce.
Il grano saraceno dà un carattere pieno, rotondo, quasi nocciolato, soprattutto se il pane viene leggermente tostato. La farina di riso resta discreta, ma si avverte nel modo in cui il pane si mantiene compatto senza diventare pesante.
È un pane che si presta a molte interpretazioni: con un formaggio fresco diventa quasi una crema; con una ricotta tiepida e un filo d’olio è un pasto completo; con salumi di buona qualità fa un figurone.
Perfetto anche con verdure grigliate, paté di carne o zuppe rustiche.
Quello che più mi piace di questo pane è la sua onestà.
Non ha bisogno di presentazioni elaborate né di promesse.
È un pane che si fa in poco tempo, senza ansia da prestazione, e che dà soddisfazione ogni volta.
Puoi cambiarlo leggermente aggiungendo un po’ più di olio se lo vuoi ancora più morbido, oppure una manciata di noci se ti piace il gusto deciso.
Puoi congelarlo a fette, tostarlo quando serve, usarlo come base per bruschette particolari o accompagnare una cena semplice. È un pane che si adatta a te, non il contrario.
E ogni volta che lo preparo, mi ricorda perché amo i pani “imperfetti”: quelli che non devono impressionare nessuno, che non richiedono competenze da maestro panificatore, ma che, fetta dopo fetta, diventano parte della tua cucina quotidiana.
Questo è uno di quelli.
Qui la farina di castagne è usata in chiave salata: dona colore, profumo e morbidezza senza rendere l’impasto dolce.
Il pane rimane soffice e umido, perfetto da tagliare a fette.
250 g farina di grano saraceno
150 g farina di castagne
150 g farina di riso (al posto della farina 0)
400–430 ml acqua
8 g lievito di birra secco (oppure 20 g fresco, garantito senza glutine)
10 g sale
30 g olio extravergine d’oliva
Semi misti q.b. (opzionali)
Inizia mettendo in una ciotola le tre farine insieme al lievito.
Non serve essere delicati: mescola con decisione, come quando sai già dove vuoi arrivare.
A questo punto comincia ad aggiungere l’acqua poco alla volta.
L’impasto diventerà morbido, quasi appiccicoso, e qualcuno potrebbe pensare di aver combinato un pasticcio.
In realtà è esattamente quello che deve succedere: con queste farine, se non si appiccica, è sbagliato.
Quando l’acqua è ben assorbita e l’impasto ha quella consistenza un po’ ribelle ma uniforme, entra in gioco il sale.
Mescola ancora, poi aggiungi l’olio, che lo rende più docile e più morbido.
Non serve impastare come si fa con un pane tradizionale: questo non svilupperà mai glutine, quindi non ti farà il favore di diventare elastico.
Devi solo assicurarti che tutto sia distribuito come si deve.
Ora prepara lo stampo da plumcake.
Puoi ungerlo leggermente oppure foderarlo con carta forno, dipende da cosa preferisci.
Versa l’impasto dentro: cadrà lentamente, come una crema densa, ed è così che lo vogliamo.
Liscia la superficie con una spatola bagnata: gesto semplice, ma che fa un’enorme differenza. Se ti va, spargi qualche seme sopra.
Copri e lascialo riposare in un luogo tiepido.
Non aspettarti il raddoppio spettacolare del pane di grano tenero: qui la lievitazione è più discreta.
L’impasto si gonfia, prende vita con calma, senza fare scenate. Quando lo vedi più pieno, più disteso, significa che è pronto.
Il forno deve essere già caldo a 190°C.
Metti lo stampo dentro e lascialo cuocere 45–50 minuti.
Negli ultimi minuti puoi sformarlo e rimetterlo direttamente sulla griglia: in questo modo la base asciuga meglio e il pane prende un po’ più di carattere.
Quando esce dal forno, ci vuole pazienza.
È profumato, lo so, ma non cedere alla tentazione di tagliarlo subito.
La mollica è molto umida e deve assestarsi: se lo tagli caldo lo rovini, mentre se aspetti diventa perfetto.
Se provi questo pane e ti piace mettere le mani in impasti senza glutine che hanno personalità, allora ti consiglio di dare un’occhiata anche a un’altra ricetta che mi sta molto a cuore: i miei Bomboloni Senza Glutine.
Sono una sorpresa, morbidi e leggeri, e dimostrano che anche senza glutine si può ottenere un risultato goloso e appagante.
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Storie brevi, intense, taglienti.
Da leggere tutte d’un fiato.