Sergio Maria TeutonicoConoscere il Cibo, Verdure7 mesi fa6664 Viste
Se hai fretta:
ToggleBasta confusione. Vi spiego la differenza tra i due “fratelli coltelli” del Sud Italia: botanica, storia e soprattutto tecnica. Perché in cucina le parole sono importanti, ma i fatti (e le cotture) lo sono di più.
Quante volte mi è capitato, girando per mercati o leggendo menù improvvisati, di vedere spacciate per “friarielli” delle povere cime di rapa lessate? Troppe. E ogni volta, ve lo confesso, un brivido mi corre lungo la schiena.
Perché se è vero che la botanica ci dice che siamo parenti stretti, la cucina ci urla che siamo in due mondi opposti. E confonderli non è solo un errore semantico: è un errore tecnico che vi porta a sbagliare il piatto.
Oggi voglio fare chiarezza. Non con la noia dei manuali accademici, ma con l’occhio e il palato del cuoco. Vi porto con me in un viaggio tra Campania e Puglia per capire, toccare e annusare la vera differenza tra friarielli e cime di rapa.
E vi insegnerò a trattarli come meritano, senza rovinare la materia prima.
Se siete di corsa e volete la risposta secca da dare al fruttivendolo, eccola:
sebbene siano entrambi figli della grande famiglia delle Brassicacee (la stessa dei cavoli, per intenderci), Friarielli e Cime di Rapa sono Ecotipi diversi. Sono il risultato di secoli di selezione contadina su terreni diversi.
Chiaro? Bene. Ora però approfondiamo, perché la cucina è dettaglio.
Lasciate perdere per un attimo le classificazioni latine (Brassica rapa subsp. sylvestris, subsp. rapa…) che spesso creano solo confusione anche tra gli agronomi.
Guardiamo la pianta per quello che è: un organismo che si adatta al territorio.
Il Friariello è figlio della terra vulcanica campana. È una pianta “rustica”, quasi selvatica nell’animo. Dovendo sopravvivere in terreni minerali, ha concentrato nelle foglie sapori ferrosi, piccanti, solforosi. Non ha interesse a fare un grosso fiore, spinge tutto sul fogliame tenero ma tenace.
La Cima di Rapa pugliese è figlia del Tavoliere. Terreni diversi, selezioni diverse. Qui il contadino voleva “ciccia”. Voleva qualcosa che riempisse il piatto insieme alla pasta. Ecco che la pianta è stata selezionata per ingrossare il fusto, renderlo acquoso e croccante, e sviluppare infiorescenze grandi come piccoli broccoli.
Non è solo genetica, è Terroir. Quando mangiate un friariello state mangiando il carattere del Vesuvio; quando mangiate una cima di rapa, state mangiando la dolcezza della terra di Puglia.
Non fidatevi dei cartellini del supermercato. Fidatevi delle vostre mani e del vostro naso. In Accademia insegno sempre ai miei allievi a “ascoltare” la materia prima. Ecco come distinguere i due mazzi a occhi chiusi.
La cucina italiana non nasce nelle cucine inamidate, nasce dalla fame. Quella vera, quella che ti fa guardare un’erbaccia sul ciglio della strada e pensare: “Scommetto che se la cucino bene diventa commestibile”. Non dimenticatelo mai. E queste due verdure raccontano due strategie diverse, ma ugualmente geniali, per riempirsi la pancia con dignità.
Napoli: L’arte di arrangiarsi (e di friggere).
A Napoli, la leggenda – che spesso è più vera della storia – vuole che il friariello sia figlio dell’arroganza francese e dell’ingegno partenopeo.
Siamo alla corte dei Borbone. I cuochi francesi, i Monsieur tutti cipria e salse raffinate, usavano le rape per i loro brodi o le loro guarnizioni, ma buttavano via con disprezzo le parti verdi, le foglie amare, chiamandole “les feuilles” (le foglie, appunto, o spazzatura vegetale). Il popolo, i “lazzari” che aspettavano fuori dalle cucine reali, raccoglievano questi scarti.
Ma come rendi commestibile una foglia amara, dura e fibrosa se non hai niente? Con l’unica arma di distruzione di massa della cucina napoletana: lo Strutto bollente.
Friggere non era una scelta estetica, era una necessità igienica e calorica. Bisognava uccidere i batteri e aggiungere grasso a una dieta povera. Il nome friariello deriva proprio da qui, dal dialetto frijere (friggere).
C’è chi dice derivi dallo spagnolo frio-grelos (broccoletti invernali), ma a Napoli nessuno ci crede: se non sfrigola, non è un friariello. Nel nome c’è il destino: se lo bolli, stai insultando tre secoli di storia.
Puglia: La dignità del Granaio d’Italia.
Spostiamoci in Puglia e la musica cambia. Qui non siamo nei vicoli affollati, siamo nella vastità dei campi di grano duro.
La cima di rapa non è uno scarto raccattato da terra, è la Regina dell’orto invernale.
In Puglia la verdura ha una dignità diversa: non serve a nascondere la fame, serve a celebrare la Regina della tavola, la Pasta.
La cima di rapa è stata selezionata per sposarsi con l’orecchietta. Non è un caso: la forma concava dell’orecchietta accoglie la cimetta, mentre la callosità della pasta contrasta con la morbidezza della verdura lessata. Vedete la differenza sociale?
Il Giro d’Italia: Paese che vai, nome che trovi
Ma l’Italia è il paese dei mille campanili e delle mille confusioni linguistiche. Se uscite da Campania e Puglia, la nostra Brassica assume identità (e nomi) da far girare la testa. Ecco una piccola mappa per non perdervi e per ridere un po’ delle nostre differenze:
In definitiva: chiamateli come volete, ma ricordatevi da dove vengono. Se hanno l’accento napoletano vogliono l’olio bollente; se hanno l’accento pugliese vogliono l’acqua della pasta. Tutto il resto è noia.
Se i friarielli si distinguono per il loro sapore più delicato e una cottura rapida, le cime di rapa, con il loro gusto più deciso e amarognolo, richiedono spesso tempi di cottura leggermente più lunghi per ottenere una consistenza morbida e piacevole.
Entrambe le verdure sono protagoniste di piatti regionali iconici, ma la loro versatilità le rende perfette anche per sperimentazioni culinarie moderne, portando in tavola tradizione e innovazione in un solo boccone.
A proposito di Friarielli e Cime di Rapa, desidero anche lasciarvi due ottime ricette che vi conquisteranno: Pizza in Teglia con Salsiccia e Friarielli e la Sfogliata di Astice e Cime di Rapa.
Capire la differenza tra friarielli e cime di rapa non è solo una questione tecnica, ma un modo per apprezzare la loro unicità e rispettare le tradizioni culinarie da cui provengono.
Ascoltatemi bene, perché qui casca l’asino.
Potete comprare la verdura migliore del mondo, ma se sbagliate la tecnica di cottura avete buttato i vostri soldi. Friarielli e Cime di Rapa richiedono due approcci opposti: Violenza vs Dolcezza.
Il friariello odia l’acqua. Non bollitelo mai. Se lo bollite, state estraendo tutto il sapore nell’acqua (che butterete) e vi ritroverete nel piatto una poltiglia viscida e insapore. Un crimine.
La mia tecnica:
La cima di rapa ha steli grossi, ricchi di cellulosa. Se la buttate nell’olio cruda, brucia fuori e resta cruda dentro. Lei ha bisogno dell’abbraccio dell’acqua.
La mia tecnica:
Per chi ama gli schemi riassuntivi, ecco una tabella che potete stampare e appendere in cucina.
Caratteristica | Friarielli Napoletani | Cime di Rapa Pugliesi |
Identità (Ecotipo) | Selezionato per la foglia | Selezionato per la cima e il fusto |
Aspetto | Gambi esili, fiori assenti | Gambi carnosi, “teste” evidenti |
Consistenza | Tenace, foglia sottile | Carnosa, acquosa, succulenta |
Gusto | Amaro, ferroso, minerale | Dolce, aromatico, “cavoloso” |
Errore grave | Bollirli in acqua | Friggerli senza sbollentare |
Abbinamento Sacro | Salsiccia di maiale, Provola | Orecchiette, Acciughe, Mollica |
Chiudiamo con un occhio alla salute e alla dispensa.
Nutrizionalmente sono delle bombe: ferro, calcio, vitamine.
Ma attenzione:
Come conservarli?
Volete goderveli tutto l’anno?
I friarielli sono perfetti sott’olio. Dopo averli fritti (teneteli leggermente al dente), metteteli in barattolo coperti di olio buono. Diventano una conserva incredibile per bruschette o panini.
Le cime di rapa, invece, meglio congelarle. Sbollentatele, raffreddatele subito in acqua e ghiaccio (per mantenere quel verde brillante bellissimo) e poi in freezer. Quando le tirerete fuori, saranno pronte per essere ripassate.
Visto che ai corsi mi fate sempre le stesse domande, vi rispondo qui una volta per tutte.
“Chef, ma i broccoletti romani cosa sono?”
Sono i cugini di mezzo. A Roma li chiamano broccoletti. Sono una via di mezzo tra i due: meno teneri del friariello, meno “cimati” della rapa pugliese. I romani li fanno “strascinati” (ripassati in padella con la loro acqua e vino), una tecnica ibrida interessante.
“Perché i miei friarielli sono duri e stopposi?”
Hai sbagliato la padella o la fiamma. Se la padella è troppo piena o la fiamma bassa, i friarielli non friggono, ma “sudano”. Si lessano nella loro stessa acqua ma lentamente. Risultato: stringhe di scarpe. Fiamma alta, padella larga, coraggio!
“Posso usare le cime di rapa sulla pizza?”
Ni. Le cime di rapa sono acquose. Se le mettete sulla pizza, rischiano di bagnare l’impasto. Se proprio volete farlo, dovete ripassarle in padella fino ad asciugarle completamente. Il friariello, invece, essendo fritto e asciutto, sulla pizza è il re indiscusso.
Ora non avete più scuse. Andate al mercato, guardate in faccia il vostro fruttivendolo e scegliete il mazzo giusto. E per favore, non bollite mai più un friariello.
IL NUOVO LIBRO DI SERGIO MARIA TEUTONICO
Storie brevi, intense, taglienti.
Da leggere tutte d’un fiato.