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Casatiello Napoletano

Il casatiello non è una torta rustica qualunque. 

 

È un impasto che ha a che fare con la sostanza, con il senso del nutrire e del condividere. 

 

In apparenza è un pane ripieno, in realtà è molto di più: è una struttura alimentare solida, pensata per sfamare davvero. 

 

Non ha bisogno di decorazioni, di fotoritocchi o di hashtag: ha bisogno solo di essere fatto bene.

 

Siamo a Napoli, ma il casatiello non si limita al perimetro della città. 

 

Lo si ritrova in tutta la Campania, in versioni simili ma mai identiche, e in ogni casa ha una sua storia, una variante, un ingrediente in più o in meno. 

 

È una preparazione che si porta dietro la memoria della festa, soprattutto della Pasqua, ma che può tranquillamente stare in tavola in qualunque periodo dell’anno, se c’è motivo di stare insieme e mangiare con un po’ più di abbondanza.

 

Quello che lo caratterizza è la presenza del formaggio nell’impasto — e qui entra in gioco il nome, “casatiello”, che deriva proprio da caso, termine dialettale per indicare il formaggio — ma anche la presenza di salumi, strutto, uova. 

 

Ogni ingrediente ha un senso: lo strutto dà morbidezza, i salumi portano sapidità e sostanza, il formaggio tiene tutto insieme con quella nota leggermente acidula e grassa che ci vuole. L’uovo, infine, chiude il cerchio. 

 

Sodo, in superficie, con quel suo guscio screpolato dalla cottura, diventa simbolo di rinascita, oltre che elemento tecnico decorativo.

 

È un impasto che non si fa di fretta. Richiede attenzione nella lievitazione, nella chiusura, nella distribuzione del ripieno. 

 

La spirale è importante, non solo per l’aspetto estetico ma perché garantisce una distribuzione equilibrata del sapore. Una fetta vale l’altra, se il casatiello è ben fatto.

 

Io lo preparo senza ostentazioni, come sempre. Uso buoni ingredienti, senza cercare stranezze o abbinamenti forzati. Lo strutto è strutto, non si sostituisce con l’olio. 

 

Il pecorino è pecorino, non con una spolverata, ma come parte integrante dell’impasto. I salumi devono avere sostanza: niente fettine trasparenti o ritagli da frigorifero. 

 

Ci metto quello che serve, niente di più.

 

È un impasto che si lavora con le mani, senza fretta. La pasta deve diventare elastica, piena, deve prendere aria. 

 

Non è una focaccia che si può improvvisare. Se non si rispetta la lievitazione, se non si calibra il ripieno, se si esagera con i grassi, diventa un mattone. 

 

Se invece si fa con metodo, è uno dei pani più soddisfacenti da portare a tavola.

 

Lo puoi servire tiepido o freddo, intero o a fette, con le uova ancora in vista o già tagliato. Si conserva bene per diversi giorni, e spesso il giorno dopo è ancora più buono. 

 

Lo porti fuori, lo mangi con le mani, lo spezzi e lo dividi. Non è un piatto che richiede cerimonie, ma porta con sé tutta la forza della cucina popolare fatta bene.

 

Questa è la mia versione del casatiello. Niente rivisitazioni, niente alleggerimenti. 

 

Solo il gusto di ripetere un gesto che funziona, con l’attenzione che merita. 

 

E, se lo provate, fatelo con l’idea che durerà qualche giorno. Anche se poi, quasi sempre, sparisce molto prima.

Ingrendienti per il Casatiello:

500 g di farina
200 g acqua
30 g di lievito
100 g di strutto
1 noce di burro
300 ml di acqua
300 g di formaggi misti
Parmigiano grattugiato
300 g di salame Napoli
4 uova
10g sale
10g di pepe nero macinato

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Come preparare il Casatiello Napoletano:

Incominciate dalla preparazione della pasta: fate sciogliere il lievito con l’acqua tiepida e aggiungetela alla farina.

 

Al composto unite il sale, il pepe ed infine lo strutto, incominciate a lavorare energicamente l’impasto.

 

Quando avrete ottenuto un impasto liscio, dategli la forma di una palla e tracciate sopra una croce: riponetelo in una terrina, copritelo con un panno e lasciate lievitare la pasta per almeno un paio di ore.

 

Nel frattempo potete tagliare a dadini il salame e i vari formaggi.

 

Quando la pasta raggiunge almeno il doppio del suo volume iniziale, tagliatene un pezzo che userete per la guarnizione mentre stendete il resto in un rettangolo spesso circa mezzo centimetro.

 

A questo punto prendete salumi e formaggi, stendeteli uniformemente sul rettangolo e spolverate tutto con il parmigiano grattugiato.

 

Arrotolate la pasta dal lato più lungo del rettangolo, formando un lungo rotolo che disporrete in una teglia imburrata a forma di ciambella.

 

Unite bene i due estremi del rotolo e lasciate riposare ancora un paio d’ore: quando sarà ben gonfio, prendete le uova e affondatele nell’impasto facendo attenzione a non romperle.

 

Prendete la pasta che avevate tenuto da parte e disegnate delle piccole croci sopra ciascun uovo: con un pennello da cucina ungete tutta la superficie del casatiello con olio o, se vi è avanzato, dello strutto. Infornare per circa 1 ora a 180°.

Il casatiello è uno di quei prodotti da forno che non si improvvisano. 

 

Richiede rispetto, attenzione e un po’ di tempo. Non ha bisogno di essere reinventato ogni anno: se si parte da buone materie prime e da un impasto fatto come si deve, il risultato arriva. 

 

Ed è un risultato che sazia davvero, che sta in piedi da solo, senza bisogno di accompagnamenti.

 

Se poi avete ancora sugna a disposizione e volete usarla bene, vi consiglio di preparare un altro grande classico napoletano: i taralli sugna e pepe. 

 

Croccanti, profumati, leggermente piccanti, sono perfetti per accompagnare un aperitivo, ma anche da tenere in dispensa e spezzare quando serve qualcosa di serio da mettere sotto i denti.

 

Anche in questo caso niente compromessi, niente versioni leggere: la ricetta è quella giusta, testata, concreta. La trovate qui, se vi interessa:
Taralli sugna e pepe – la mia ricetta.

 

Due preparazioni diverse, stesso spirito. 

 

Farina, strutto, pepe, mani in pasta. E la voglia di portare in tavola qualcosa che non sia solo buono, ma anche ben fatto.

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