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Il caffè di casa, santo o diabolico?

di Sergio Maria Teutonico
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Il caffè di casa, santo o diabolico?

di Sergio Maria Teutonico

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A cavallo tra la fine del 500 e l’inizio del 600, il Pontefice Clemente VIII ebbe un singolare lampo di genio, battezzò il caffè, così almeno la leggenda insinuerebbe.

Si, perché i mori, terribili nemici della Chiesa e tante altre belle cose, usavano consumare tale bevanda, come corroborante ed eccitante sin dai tempi più remoti.

Il clero di allora quindi pretese la scomunica del povero caffè, asserendo fosse invenzione infernale.

Il saggio papa Ippolito Aldobrandini, così si chiamava in realtà Clemente VIII, ne volle assaggiare per poter giudicare di persona e, cosa davvero strana ed insolita, la trovò probabilmente molto buona.

Detto e fatto, volle che il caffè, bevanda del diavolo, divenisse bevanda dei cristiani!

Da quel momento bere caffè non era più peccato mortale, quindi bontà  sua siamo, quasi tutti, grandi estimatori e consumatori di questa delizia.

Siamo anche diventati schiavi del rituale che comporta il caffè, che sia a casa o al bar, quasi mai si rinuncia ad una tazzina fumante.

Vero è che sempre più spesso, ne beviamo di cattivo, macchinalmente, senza farci poi tanto caso.

Nei bar spesso ci accontentiamo di un caffè che non è sempre all’altezza del suo nome, lo facciamo non più per il gusto o la sferzata energetica che ne deriva, ma perché siamo abituati a berne e, purtroppo, tanto ci basta.

Quanti di noi, almeno una volta, si sono persi nel buon profumo di una tazza di caffè appena preparata?

Prenderlo al bar implica il fatto di doverci andare e siccome siamo a volte troppo pigri, vediamo insieme quali sono le regole d’oro per potercelo preparare tra le mura domestiche.

Primo fattore da tenere in considerazione, la miscela utilizzata.

Il caffè, andrebbe macinato poco prima di metterlo nella caffettiera, è un’operazione noiosa ma il risultato dà soddisfazioni: qualora non vogliate cimentarvi in questo, ricordate che è bene acquistare piccole confezioni di buona qualità, quindi non cercate di risparmiare a tutti i costi per poi bere ciofeche.

Una volta aperta la confezione che è, di norma sottovuoto, ponetela in un contenitore della capienza di poco superiore al caffè che conserverete e soprattutto chiudete bene il coperchio.

Un ambiente troppo caldo favorisce la volatilizzazione di alcune sostanze odorose dello stesso, quindi vi consiglio di tenerlo in un luogo fresco e buio.

Il serbatoio della caffettiera va riempito d’acqua appena sotto la valvola di sicurezza.

Se mettete troppa acqua rischierete di bagnare la polvere di caffè anzitempo, guastando tutto il procedimento.

Riempite ora il contenitore a filtro, non serve pressare, non state usando una macchina da bar! Assestatelo piuttosto con delicatezza.

La quantità  di polvere di caffè che metterete nel filtro, dovrà  arrivare poco sotto il bordo del filtro dopo una lieve pressatura.

Serrate ora la parte superiore della caffettiera, non esagerate nello stringere, trovate una giusta misura, le guarnizioni vi ringrazieranno e dureranno più a lungo.

Il coperchio della caffettiera lasciatelo sollevato, in questo modo permetterete ai primi vapori che si formeranno di non fermarsi: restate nelle vicinanze!

Il caffè esce a pressione dalla caffettiera: solo in quel momento potrete abbassare il coperchio, non prima.

Mia nonna usava appoggiare un cucchiaino d’acciaio a mò di ombrello, anche io faccio così, senza farvi male, potreste farlo pure voi!

La caffettiera dovrebbe lavorare a fuoco lento, il caffè assumerebbe sentori di bruciato qualora la fiamma fosse troppo alta.

Una caffettiera da due persone è operativa in tre minuti circa, non abbiate fretta quindi!

Non appena incomincia il classico rumore che tutti conoscono (altrimenti andate al bar), dovete spegnere la fiamma: tempo limite 15 secondi.

Il caffè non dovrà  mai, ripeto mai, bollire nella caffettiera, lo rovinereste.

Ora lo zucchero, un cucchiaino per ogni persona da servire, più uno per la caffettiera. Rimestate con calma, date al caffè il tempo di assorbirlo.

Io, lo bevo amaro, quindi per quest’ultima parte del mio scritto, ciò che affermo è frutto di pura osservazione, ma vi prego di fidarvi.

Ora sedetevi e godetevi il vostro caffè in santa pace!

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0 commento

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deb 28 Luglio 2014 - 1:51 pm

Grazie molte per queste utilissime info.. io addirittura lo conservo in un barattolo di latta ermetico in frigo.. faccio male? Come mai il coperchio va tenuto alto finché non spunta il liquido? I primi vapori sono dunque sgradevoli?

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