CHI SONO:
Chef, formatore, consulente e autore
Sono Sergio Maria Teutonico e lavoro nel settore della cucina e della formazione da oltre trent’anni. Nel tempo ho unito l’esperienza maturata nelle cucine professionali con l’insegnamento, la consulenza, la progettazione di attività food e la divulgazione gastronomica.
Dal 2012 dirigo insieme a Daniela Goffredo La Palestra del Cibo, scuola di cucina e centro di formazione a Torino. È il luogo nel quale esperienza pratica, metodo didattico e organizzazione diventano strumenti concreti per appassionati, professionisti e imprese.
IL MIO PERCORSO:
Il mio lavoro nasce nelle cucine professionali, dove ho imparato che tecnica, organizzazione e capacità di adattamento sono inseparabili. Nel tempo, all’attività di cuoco ho affiancato l’insegnamento, trasformando l’esperienza pratica in un metodo comprensibile e applicabile.
La formazione è diventata progressivamente una parte centrale del mio percorso. Ho lavorato con appassionati, aspiranti professionisti, operatori della ristorazione, aziende e gruppi di lavoro, affrontando esigenze molto differenti tra loro.
Nel 2012 ho fondato con Chef Daniela Goffredo La Palestra del Cibo, un progetto nato per creare uno spazio nel quale imparare cucinando, confrontarsi con professionisti e sviluppare competenze attraverso l’esperienza diretta.
Parallelamente ho continuato a occuparmi di consulenza, progettazione di attività food, scrittura e divulgazione, portando lo stesso approccio concreto nei diversi ambiti del mio lavoro.
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L’esperienza nelle cucine mi ha insegnato a gestire tempi, persone, materie prime e processi. È la base pratica sulla quale ho costruito ogni attività successiva.
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Trasmettere una tecnica significa renderla comprensibile, ripetibile e utile. La didattica richiede metodo, ascolto e capacità di adattare il lavoro alle persone che si hanno davanti.
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Dal 2012 dirigo con Daniela Goffredo la scuola di cucina e centro di formazione di Torino, seguendone progettazione, organizzazione, programmi, docenti e attività.
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Affianco imprese e professionisti del food, sviluppo progetti formativi e collaboro alla realizzazione di contenuti editoriali, televisivi e digitali dedicati alla cucina.
Ho attraversato paesi, cucine e culture molto diverse, ma i confini che separano i luoghi sono rimasti per me soltanto linee tracciate sulle carte geografiche.
Il cibo le supera continuamente: cambia lingua, ingredienti e gesti, ma conserva la capacità di raccontare le persone e di farle incontrare.
Sono un cuoco, un formatore e un imprenditore. Quando qualcuno mi chiama maestro o chef, sorrido.
Non perché quei nomi non abbiano valore, ma perché nessun titolo può raccontare davvero tutte le ore di lavoro, gli errori, gli incontri e la curiosità che mi hanno portato fin qui.
I premi, le apparizioni e le parole possono essere portati via dal tempo. Quello che resta è il lavoro concreto: le mani, la cultura da cui provengo e una voglia di fare che, ancora oggi, non sembra avere intenzione di fermarsi.
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UNA VITA IN MOVIMENTO
Ho cominciato a lavorare molto giovane e, da allora, la cucina non è mai rimasta soltanto un mestiere. È diventata il modo attraverso cui ho conosciuto luoghi, persone e culture differenti, imparando ogni volta qualcosa che andava oltre una ricetta o una tecnica.
Ho lavorato in cucine molto diverse tra loro, ho viaggiato, insegnato, incontrato professionisti, allievi e persone che mi hanno lasciato una storia.
Ogni esperienza ha aggiunto un pezzo al mio modo di guardare il cibo: come lavoro concreto, come cultura, come memoria e come linguaggio capace di superare i confini.
Accanto alla cucina c’è sempre stata la scrittura. Scrivere mi permette di fermare ciò che altrimenti passerebbe troppo velocemente: un incontro, un sapore, una parte oscura o luminosa della vita.
Nei miei libri la cucina non è soltanto nutrimento, ma diventa racconto, viaggio, ironia, inquietudine e umanità.
E poi ci sono le motociclette. Viaggiare su due ruote significa accettare la distanza, il vento, la strada e ciò che non era previsto.
È forse lo stesso atteggiamento che porto nel lavoro: partire con una direzione, restando disposto a cambiare percorso quando il viaggio offre qualcosa di più interessante.
Tra i luoghi che porto con me, l’Abruzzo occupa uno spazio particolare. È una terra alla quale mi legano esperienze, persone e una parte importante della mia storia. Nei suoi paesi, nei suoi paesaggi e nella sua cucina ritrovo un modo concreto e tenace di stare al mondo: poche sovrastrutture, memoria profonda e una generosità che non ha bisogno di essere esibita.
La cucina, la scrittura, i viaggi, l’insegnamento e l’impresa non sono per me vite separate.
Sono strade che continuano a incrociarsi e che raccontano la stessa cosa: la curiosità di comprendere, la necessità di creare e una voglia di fare che non si è ancora fermata.
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LA CURIOSITÀ COME METODO
Dopo tanti anni trascorsi tra cucine, aule, imprese e progetti avrei potuto pensare che l’esperienza fosse sufficiente. È accaduto il contrario: più imparavo, più sentivo il bisogno di comprendere ciò che stava oltre il gesto tecnico e oltre il lavoro quotidiano.
Ho approfondito l’analisi sensoriale, il vino, la birra, l’olio, i salumi e la conoscenza dei prodotti. Sono diventato sommelier professionista e ho cercato strumenti che mi permettessero di leggere il cibo attraverso i sensi, la storia, il territorio e le persone che lo producono.
Con il tempo la curiosità mi ha portato anche lontano dai fornelli. Ho studiato web marketing, comunicazione, gestione d’impresa e sviluppo commerciale, completando un MBA – Master of Business e un Master in Sales Management and Marketing. A questi percorsi ho affiancato una specializzazione in Innovation and Project Management, per dare maggiore struttura alla progettazione, all’organizzazione delle risorse e alla gestione di attività complesse.
Queste competenze sono entrate direttamente nel mio lavoro. Progetto corsi, percorsi didattici e materiali formativi per la cucina professionale, la sicurezza alimentare, l’HACCP, la sicurezza sul lavoro e la formazione obbligatoria. Organizzo contenuti, dispense, presentazioni, verifiche, strumenti di valutazione e percorsi in presenza, online ed e-learning.
Per me progettare un corso non significa soltanto raccogliere informazioni. Significa stabilire obiettivi, costruire una sequenza comprensibile, scegliere il linguaggio adatto e trasformare norme, procedure e competenze tecniche in strumenti che possano essere davvero utilizzati.
Non ho mai considerato lo studio una collezione di titoli da mostrare. Continuare a imparare significa rimettere in discussione ciò che credo di sapere, evitare di restare fermo e trovare metodi nuovi per dare forma alle idee.
Premi, giurie e competizioni nelle quali esperienza e conoscenza diventano strumenti per valutare e sostenere il lavoro di altri professionisti.
Anni di rubriche, programmi e divulgazione per raccontare la cucina attraverso la voce, le immagini, l’immediatezza e il rapporto diretto con il pubblico.
Ricette, manuali, articoli e racconti nei quali cucina, memoria, viaggio e immaginazione continuano a intrecciarsi.
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DAL MESTIERE AL RACCONTO
Nel tempo il lavoro mi ha portato spesso fuori dalla cucina, ma mai davvero lontano da essa.
Sono arrivati premi, incarichi nelle giurie, molti anni di radio e televisione, collaborazioni editoriali e libri. Esperienze differenti, unite dalla possibilità di osservare il mio mestiere da prospettive nuove e di raccontarlo anche a chi non avrebbe mai varcato la porta di una cucina professionale.
Nel 2014 ho ricevuto l’Oliva d’Oro AIFO, come miglior chef d’Italia per il lavoro dedicato alla valorizzazione dell’olio extravergine di oliva.
Ho partecipato inoltre a competizioni nazionali e internazionali come giudice, tutor e presidente di giuria, collaborando con WorldSkills e ricoprendo per diversi anni il ruolo di presidente di giuria del concorso enogastronomico internazionale Ristorazione diversa, oltre a prendere parte ad altre iniziative dedicate alla cucina, ai prodotti e alla formazione dei giovani professionisti.
Giudicare il lavoro degli altri non significa soltanto assegnare un punteggio. Richiede attenzione, responsabilità e rispetto per la preparazione, l’impegno e il percorso che ogni concorrente porta con sé.
La radio ha accompagnato per molti anni il mio lavoro. È un mezzo apparentemente lontano dalla cucina, perché non permette di mostrare un gesto, un ingrediente o un piatto.
Proprio per questo mi ha insegnato a scegliere meglio le parole, a descrivere un profumo, una consistenza o una tecnica e a costruire immagini nella mente di chi ascolta.
Sono stato una presenza abituale con ricette, rubriche e interventi gastronomici su Radio Capital e Radio Deejay. Alcune di queste esperienze sono diventate appuntamenti ricorrenti e hanno dato origine anche a progetti editoriali.
La radio mi ha insegnato che una ricetta può essere raccontata prima ancora di essere vista e che la voce può avvicinare le persone alla cucina con immediatezza, ironia e naturalezza.
La televisione mi ha consegnato un linguaggio ancora diverso. Davanti a una telecamera la cucina deve conservare verità e precisione, ma diventare comprensibile in pochi istanti.
Ho cucinato e condotto programmi come Chef per un giorno e Colto e Mangiato, incontrato ospiti e partecipato a produzioni nelle quali il lavoro tecnico doveva convivere con i tempi e le esigenze del racconto televisivo.La scrittura, invece, mi permette di rallentare.
Nei libri, negli articoli e nei progetti editoriali posso fermarmi su ciò che una ricetta da sola non riesce a dire: la memoria, le persone, il viaggio, l’ironia e anche le parti più inquietanti o contraddittorie del cibo.
Ho pubblicato manuali, ricettari, opere narrative e racconti, collaborando con editori, riviste e progetti molto diversi tra loro. Scrivere significa dare una forma più duratura alle esperienze e lasciare che cucina e immaginazione continuino a incontrarsi anche lontano dai fornelli.
Non considero premi, giurie, radio, televisione e libri come mondi separati dal mio lavoro quotidiano.
Sono modi differenti di assumermi una responsabilità, scegliere le parole e restituire agli altri una parte di ciò che ho imparato.
Alla fine, qualunque sia il mezzo, una cucina, un microfono, una telecamera o una pagina, quello che cerco è sempre lo stesso: trasformare l’esperienza in qualcosa che possa essere condiviso, compreso e portato più lontano.